Punto di pareggio dello studio medico
In breve
Il punto di pareggio di uno studio medico è il numero di prestazioni al mese in cui i ricavi coprono tutti i costi. Si calcola dividendo i costi fissi mensili per il margine di contribuzione, cioè prezzo medio meno costo variabile per prestazione, e si arrotonda per eccesso all'intero.
A cura della redazione di Ambulatorio Facile. Ultimo controllo delle fonti: 13 ottobre 2026.
I tuoi numeri
Le spese che paghi anche in un mese senza pazienti. Le voci annuali vanno divise per 12.
Senza IVA se la applichi e senza bollo. Con prestazioni diverse, usa la media pesata sul tuo mix.
Facoltativo, vuoto vale 0. Materiali e consumabili, compenso a prestazione, quota fissa per incasso, bollo se a carico dello studio.
Per professionisti pagati a percentuale sul prezzo. Se è a prestazione fissa, usa il campo in euro.
La quota fissa per transazione va nel costo variabile in euro.
Facoltativo: serve a convertire il pareggio in prestazioni al giorno.
Facoltativo: serve al margine di sicurezza e al risultato mensile.
Punto di pareggio
Inserisci i costi fissi e il prezzo medio: il punto di pareggio compare qui, mentre scrivi.
Per ricevere il risultato via email inserisci costi fissi e prezzo medio con un margine di contribuzione positivo.
Come si calcola il punto di pareggio
Il calcolo usa la formula della contabilità aziendale (fonte 1) in cinque passaggi. Gli importi vanno inseriti al mese, senza bollo e, se la applichi, senza IVA.
- Costo variabile per prestazione: il costo in euro più la quota percentuale del prezzo, cioè il compenso a percentuale del professionista e le commissioni sui pagamenti.
- Margine di contribuzione: prezzo medio meno costo variabile. È quanto ogni prestazione lascia per coprire i costi fissi.
- Prestazioni di pareggio: costi fissi mensili diviso margine di contribuzione, arrotondato per eccesso all'intero.
- Fatturato di pareggio: prestazioni di pareggio per prezzo medio. Diviso per i giorni lavorativi dà le prestazioni al giorno.
- Margine di sicurezza: prestazioni attuali meno prestazioni di pareggio, in numero e in percentuale delle prestazioni attuali. Il risultato mensile è prestazioni attuali per margine di contribuzione, meno i costi fissi.
Prestazioni di pareggio = CF ÷ (P - CVU)
- CF: costi fissi del mese, in euro.
- P: prezzo medio per prestazione, in euro.
- CVU: costo variabile per prestazione, in euro (costo in euro più P per la percentuale di costo).
Esempio svolto
Esempio con numeri di prova, non i tuoi: costi fissi 6.000 € al mese, prezzo medio 80 €, costo variabile 20 €, 20 giorni lavorativi e 130 prestazioni al mese.
- Margine di contribuzione: 80 € - 20 € = 60 € (75% del prezzo).
- Prestazioni di pareggio: 6.000 € ÷ 60 € = 100.
- Fatturato di pareggio: 100 × 80 € = 8.000 €.
- Prestazioni al giorno: 100 ÷ 20 = almeno 5,0.
- Margine di sicurezza: 130 - 100 = 30 prestazioni, cioè 23,1% delle prestazioni attuali.
- Risultato mensile: 130 × 60 € - 6.000 € = +1.800 € di utile.
Perché si arrotonda per eccesso
Le prestazioni sono intere e il risultato cresce con ogni prestazione in più. Con costi fissi di 6.500 €, prezzo 80 € e costo variabile 20 €, il valore esatto è 108,33. Con 108 prestazioni il risultato è -20 €: ancora in perdita. Solo con 109 i costi sono coperti (+40 €). Arrotondare al numero più vicino darebbe un pareggio che non pareggia.
Costi fissi e variabili di uno studio medico
| Costi fissi (anche senza pazienti) | Costi variabili (crescono con ogni prestazione) |
|---|---|
| Affitto o canone dei locali | Materiali e consumabili |
| Personale di segreteria e accoglienza | Compenso del professionista, a prestazione o a percentuale |
| Utenze, software gestionale e licenze | Commissioni sui pagamenti |
| Assicurazione, commercialista e consulenze amministrative | Quota fissa per ogni incasso |
| Ammortamento delle attrezzature, manutenzioni, pulizie a canone fisso | Bollo, se è a carico dello studio |
Alcuni costi hanno una parte fissa e una variabile, come l'energia elettrica e il personale (fonte 1). Dividili: la parte che non cambia con le prestazioni va nei costi fissi, la parte che cresce con le prestazioni nel costo variabile.
Come si interpreta il punto di pareggio
Il margine di sicurezza misura quanta attività lo studio può perdere prima di andare in perdita (fonte 1). Il margine di contribuzione in percentuale dice quanta parte di ogni incasso resta per i costi fissi: al 75%, su ogni 100 euro incassati ne restano 75.
| Situazione | Margine di sicurezza | Cosa significa |
|---|---|---|
| Sotto il pareggio | Negativo | Lo studio perde: mancano prestazioni per coprire i costi fissi. |
| Al pareggio | Zero | Il risultato mensile è zero: nessun utile e nessuna perdita. |
| Sopra il pareggio | Positivo | Lo studio produce utile. La percentuale dice quanta attività si può perdere prima di andare in perdita. |
Limiti del calcolo
Il modello suppone costi divisi in fissi e variabili, ricavi e costi variabili lineari e costi fissi che non cambiano (fonte 1). Per uno studio significa che:
- c'è un solo prezzo medio per prestazione: con prestazioni diverse inserisci la media pesata sul tuo mix;
- non c'è stagionalità: i valori sono quelli di un mese tipo;
- non ci sono imposte sul reddito né contributi professionali: per includere il reddito del titolare, aggiungilo tra i costi fissi mensili;
- con margine di contribuzione zero o negativo il punto di pareggio non esiste e lo strumento non mostra né numero né grafico.
IVA e bollo
Le prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione rese da professioni sanitarie sono esenti da IVA (art. 10, n. 18, DPR 633/1972, fonte 4): il prezzo è l'importo fatturato, senza scorporo. Se una prestazione sconta l'IVA, inserisci il prezzo al netto. Dal 1 gennaio 2027 l'esenzione IVA confluisce nel Testo unico IVA (D.Lgs. 10/2026).
L'IVA sugli acquisti afferenti a operazioni esenti non è detraibile (art. 19, comma 2, fonte 5): chi esegue solo prestazioni esenti inserisce i costi IVA inclusa. Con un regime misto o un pro rata serve il commercialista: lo strumento non lo calcola e non dice quali prestazioni sono esenti.
Il bollo da 2 euro si applica alle fatture esenti di importo superiore a 77,47 euro (fonti 6 e 7). Non fa parte del prezzo: se lo addebiti al paziente a parte si compensa e non entra nel calcolo; se lo paga lo studio, aggiungilo al costo variabile (con 2 euro di bollo il costo variabile dell'esempio passa da 20 a 22 euro e il pareggio da 100 a 104 prestazioni). Trattarlo così è una scelta di modello, coerente con l'indicazione di evidenziarlo a parte in fattura.
Nello studio
Ogni appuntamento saltato è una prestazione in meno verso il pareggio, e il suo margine di contribuzione è perso: con 60 € di margine, dieci assenze al mese sono 600 €. Ambulatorio Facile manda promemoria automatici ai pazienti, che confermano o disdicono da soli: fino al 30% di assenze in meno.
Domande frequenti
Si divide il totale dei costi fissi mensili per il margine di contribuzione unitario, cioè il prezzo medio di una prestazione meno il suo costo variabile. Il risultato è il numero di prestazioni al mese in cui i ricavi uguagliano i costi totali e si arrotonda sempre per eccesso all'intero. Moltiplicato per il prezzo medio dà il fatturato di pareggio.
Corrisponde al volume di attività in cui i ricavi totali eguagliano i costi totali, quindi il risultato economico è zero: nessun utile e nessuna perdita. Per uno studio medico si misura in prestazioni al mese o in euro di fatturato. Sotto quel livello lo studio lavora in perdita, sopra comincia a produrre utile, perché i costi fissi sono già coperti.
È la differenza tra il prezzo di una prestazione e il suo costo variabile unitario: indica quanto ogni prestazione lascia per coprire i costi fissi e poi formare l'utile. Se una visita costa 20 euro tra materiali e compenso a prestazione e si paga 80 euro, il margine è 60 euro, pari al 75 per cento del prezzo.
Si sottrae il punto di pareggio dalle prestazioni che fai davvero in un mese e si divide il risultato per le prestazioni attuali. Con 130 prestazioni e un pareggio di 100, il margine è di 30 prestazioni, circa il 23 per cento: è la quota di attività che puoi perdere prima di andare in perdita. Se il valore è negativo, sei già sotto il pareggio.
Sono fissi i costi che paghi anche senza pazienti: affitto, segreteria, utenze, software, assicurazione, commercialista, ammortamenti e manutenzioni. Sono variabili quelli che crescono con ogni prestazione: materiali di consumo, compenso a percentuale o a prestazione del professionista, commissioni di pagamento. Un costo con una parte fissa e una variabile, come l'energia elettrica o il personale, va diviso tra le due voci.
Inserisci il prezzo davvero incassato per la prestazione. Le prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione sono esenti da IVA (art. 10, n. 18, DPR 633/1972), quindi di norma il prezzo coincide con l'importo fatturato. Se una prestazione sconta l'IVA, usa il prezzo al netto. Il bollo da 2 euro, dovuto sulle fatture esenti sopra 77,47 euro, escludilo dal prezzo.
Significa che ogni prestazione costa quanto incassa o di più, quindi non contribuisce a coprire i costi fissi e il punto di pareggio non esiste: con margine negativo più prestazioni fai e più perdi. L'unica via è alzare il prezzo medio o ridurre il costo variabile, per esempio rivedendo la percentuale riconosciuta al professionista.
In una cella scrivi =ARROTONDA.PER.ECC(costi_fissi/(prezzo-costo_variabile);0), sostituendo i nomi con i riferimenti alle celle. Il fatturato di pareggio si ottiene moltiplicando il risultato per il prezzo. Funziona solo con un margine positivo: con margine zero dà un errore di divisione e con margine negativo un numero negativo. Il calcolatore gestisce questi casi per te.
Fonti
- Università degli Studi di Ferrara, Dipartimento di Economia e Management, Economia Aziendale, Esercitazione 3 del 17 ottobre 2018: punto di pareggio, margine di contribuzione, margine di sicurezza.
- Borsa Italiana, Glossario finanziario, voce "Punto di Pareggio": definizione generale.
- Università di Verona, materiale didattico "FdM - parte prima": struttura dei costi e analisi what if su prezzo, volume e costi.
- Art. 10, primo comma, n. 18, DPR 26 ottobre 1972 n. 633: esenzione IVA delle prestazioni sanitarie (Normattiva, testo vigente).
- Art. 19, comma 2, DPR 633/1972: indetraibilità dell'IVA sugli acquisti afferenti operazioni esenti (Normattiva).
- Agenzia delle Entrate, Circolare 7/E del 27 aprile 2018: imposta di bollo da 2 euro sulle fatture esenti sopra 77,47 euro.
- Agenzia delle Entrate, guida "L'imposta di bollo sulle fatture elettroniche" (gennaio 2024): importo e soglia.
Ultimo controllo: 13 ottobre 2026.