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Affitto Studio Medico a Ore: Contratto, Costi e Regole [2026]

Affitto di uno studio medico a ore: quale contratto usare, quanto costa, come si fattura al collega e come dividere le stanze senza sovrapposizioni.

(aggiornato: )12 min di lettura
Stanza di uno studio medico condivisa a ore tra più professionisti con calendario dei turni

Cercare uno studio medico a ore è spesso il primo passo di chi inizia la libera professione, e concedere una stanza a ore è il modo più diffuso con cui uno studio avviato copre l'affitto. Le due esigenze si incontrano bene, purché l'accordo sia scritto, i costi siano chiari e la condivisione degli spazi non diventi una fonte continua di sovrapposizioni. Questa guida parla a entrambi i lati del tavolo.

L'affitto di uno studio medico a ore è la concessione in uso di una stanza attrezzata per fasce orarie o giorni fissi, di solito con segreteria, utenze e pulizie incluse. Non è una locazione in senso tecnico: si regola con un contratto di concessione in uso o di servizi, si paga a ore, a fascia mensile o in percentuale sugli incassi, e il puro riaddebito della quota di canone al collega è esente da IVA; se l'accordo include segreteria e servizi, il trattamento va valutato con il commercialista.

Ultimo aggiornamento: settembre 2026

Professionista sanitaria che visita una stanza in affitto a ore in uno studio medico
Una stanza attrezzata per alcune fasce a settimana: la formula con cui molti iniziano la libera professione

In sintesi

  • La formula più usata è la concessione in uso di una stanza per fasce orarie, non la locazione a sei anni.
  • I prezzi indicativi vanno da 10 a 30 euro l'ora o da 150 a 400 euro al mese per una fascia fissa, oppure una percentuale sugli incassi del 15-25%.
  • Chi concede può farlo solo se il proprio contratto di locazione lo consente, o con il consenso del proprietario.
  • Il puro riaddebito della quota di canone e dei consumi è esente IVA (art. 10 n. 8 DPR 633/72); se l'accordo include segreteria e servizi può essere imponibile al 22%: da valutare con il commercialista.
  • Il problema pratico numero uno non è il contratto ma l'agenda delle stanze: senza un calendario condiviso le sovrapposizioni arrivano entro il primo mese.

Studio a ore, stanza a ore, studio condiviso: le tre formule

Sotto la stessa ricerca si nascondono situazioni diverse. Conviene distinguerle prima di parlare di contratti.

FormulaCome funzionaPer chi è adatta
Stanza a orePrenoti la stanza quando ti serve, paghi le ore usateChi inizia, chi ha pochi pazienti a settimana, chi lavora in più città
Fascia fissaHai la stanza in giorni e orari stabili, canone mensileChi ha un'agenda regolare e vuole dare continuità ai pazienti
Studio condivisoPiù professionisti dividono affitto e spese, ognuno con la propria attivitàChi vuole stabilità senza aprire da solo

La terza formula sconfina nello studio medico associato, che ha una veste giuridica propria e regole diverse sulle spese comuni. Le prime due sono quelle che si trovano negli annunci e che trattiamo qui.

Il contratto giusto: perché non è una locazione

Molti pensano di dover firmare un contratto di affitto, e restano spiazzati quando scoprono che la locazione a uso diverso dall'abitativo, regolata dalla legge 392/1978, ha una durata minima di sei anni più sei, va registrata entro trenta giorni. Per una stanza usata due pomeriggi a settimana è uno strumento sproporzionato, e infatti quasi nessuno lo usa.

Nella pratica l'accordo è un contratto di concessione in uso non esclusivo di parte dello studio, o un contratto di servizi. Gli elementi che deve contenere:

  1. Oggetto: quale stanza, quali attrezzature, quali spazi comuni (sala d'attesa, bagno, stampante).
  2. Orari e giorni: le fasce riservate, la priorità dello studio titolare, le chiusure estive.
  3. Corrispettivo: importo orario, canone per fascia, o percentuale sugli incassi, con la periodicità di fatturazione.
  4. Servizi inclusi: segreteria e accoglienza, utenze, pulizie, riscaldamento, linea telefonica.
  5. Durata e recesso: dodici mesi rinnovabili tacitamente, preavviso di uno o due mesi per iscritto.
  6. Responsabilità: chi risponde dei danni a cose e persone nello studio, quale assicurazione copre cosa.
  7. Divieti: nessuna sub-concessione a terzi, nessuna rappresentanza reciproca, targhe e comunicazioni separate.

Il punto da verificare prima di tutto

Se lo studio è in affitto, chi lo gestisce può concedere una stanza a un collega solo se il contratto con il proprietario autorizza in modo espresso la sublocazione o la concessione in uso a terzi, oppure con un consenso scritto ottenuto dopo. Senza, l'accordo con il collega espone lo studio alla risoluzione del contratto principale. È una clausola che vale la pena leggere prima di pubblicare l'annuncio.

Due professionisti sanitari che firmano l'accordo di concessione in uso di una stanza dello studio
Un accordo scritto con orari, servizi e responsabilità evita quasi tutte le discussioni successive

Quanto costa: le cifre indicative

Il mercato è locale e le cifre vanno lette come ordini di grandezza, non come tariffe. Le fonti sono gli annunci correnti su portali generalisti e di settore.

FormulaOrdine di grandezzaCosa include di solito
Ora singola10-30 euro l'oraStanza, sala d'attesa, utenze; segreteria a volte
Mezza giornata a settimana, canone mensile150-400 euro al meseStanza fissa, segreteria, pulizie, utenze
Giornata intera a settimana300-700 euro al meseCome sopra, spesso con armadietto o cassetto dedicato
Percentuale sugli incassi15-25% del fatturato del collegaTutto incluso, il rischio è condiviso

La formula a percentuale è la più diffusa tra colleghi che si conoscono, perché lega il costo all'attività effettiva. Ha un rovescio: richiede trasparenza sugli incassi, cioè un sistema che registri ogni prestazione erogata in quella stanza. Se il collega segna gli appuntamenti su un'agenda propria, la percentuale si calcola sulla fiducia.

Come si fattura tra colleghi

Chi concede la stanza emette fattura al collega, e qui la domanda ricorrente è se ci vada l'IVA. Il riaddebito della quota di canone segue il trattamento della locazione ed è esente da IVA ai sensi dell'articolo 10, numero 8, del DPR 633/72; lo stesso vale per i consumi riaddebitati come oneri accessori, come chiarito da una risposta del Sole 24 Ore ripresa dall'Ordine dei Medici di Latina, sulla base della sentenza della Corte di Giustizia UE C-392/11. Chi svolge solo operazioni esenti resta anche esonerato dalla dichiarazione IVA.

Il quadro cambia se l'accordo non è un riaddebito del canone ma una prestazione di servizi con segreteria, attrezzature e organizzazione: in quel caso l'operazione può scontare l'IVA al 22%, e il confine tra le due qualificazioni è dibattuto. È il tipo di scelta che va fatta con il commercialista prima di emettere la prima fattura, non dopo un anno.

Sul lato di chi paga, il costo della stanza è una spesa deducibile dell'attività professionale, con le regole del proprio regime: per chi è in forfettario non si deduce nulla, perché il reddito è calcolato con il coefficiente, ma la fattura ricevuta va comunque conservata.

Fattura per la quota di affitto della stanza emessa da uno studio medico a un collega
Riaddebito del canone esente IVA, servizi extra da valutare caso per caso

Requisiti, privacy e responsabilità

Tre punti che negli annunci non compaiono mai e che invece decidono se l'accordo regge.

Autorizzazioni. Lo studio del singolo professionista, dove si svolgono prestazioni senza particolare complessità, in molte regioni non richiede l'autorizzazione prevista per gli ambulatori, ma resta soggetto ai requisiti igienico-strutturali e alle regole dell'Ordine. Quando nella stessa sede operano più professionisti con un'organizzazione comune, alcune regioni possono qualificare la sede come ambulatorio e richiedere l'autorizzazione. Le regole cambiano da regione a regione: prima di firmare, una telefonata alla ASL e all'Ordine di competenza costa dieci minuti e risparmia mesi. Ne parliamo nella guida su come aprire un ambulatorio medico.

Privacy. Ogni professionista è titolare autonomo del trattamento dei dati dei propri pazienti. Condividere una stanza non significa condividere le cartelle: ognuno ha la propria informativa, i propri consensi, il proprio archivio, e chi concede la stanza non deve poter accedere ai dati clinici dell'ospite. Se la segreteria è in comune, va chiarito per iscritto cosa può vedere e cosa no. Le basi sono nella guida al GDPR per lo studio medico.

Responsabilità e assicurazione. Il concedente risponde di norma dei danni legati ai locali e agli impianti, l'ospite della propria attività professionale. La polizza di responsabilità civile di ciascuno deve coprire il luogo in cui si esercita: vale la pena controllare che la sede sia inclusa.

Il problema vero: l'agenda delle stanze

Contratto e fattura si sistemano una volta. La condivisione degli spazi invece si gestisce ogni giorno, ed è lì che gli accordi tra colleghi si logorano. I sintomi sono sempre gli stessi: due professionisti che si presentano alla stessa stanza alla stessa ora, la segreteria che prenota un paziente nella fascia del collega, la stanza libera il giovedì pomeriggio che nessuno usa perché nessuno sa che è libera.

La soluzione non è un foglio appeso alla porta, che funziona finché nessuno cambia orario. Serve un calendario condiviso dove le stanze sono risorse con la loro disponibilità, ogni professionista vede le proprie fasce, la segreteria prenota solo negli spazi giusti e ogni modifica lascia traccia di chi l'ha fatta. È esattamente la logica dell'agenda condivisa di Ambulatorio Facile, dove la condivisione delle stanze è gestita come parte del coordinamento del personale: fasce assegnate, niente sovrapposizioni, storico delle modifiche. Quando l'accordo è a percentuale, avere tutti gli appuntamenti di quella stanza nella stessa agenda, con lo storico, è la base su cui fare il conto.

Le sovrapposizioni hanno anche un costo diretto in pazienti persi: ne abbiamo scritto nella guida sulle doppie prenotazioni nello studio medico.

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Calendario condiviso delle stanze di uno studio medico con le fasce di ogni professionista
Le stanze come risorse in agenda: ogni professionista vede le proprie fasce, la segreteria prenota solo lì

Gli errori da evitare, da entrambi i lati

Cinque errori che vediamo spesso

  • Accordo solo a voce: dopo sei mesi nessuno ricorda cosa era incluso nel prezzo.
  • Nessuna verifica del contratto principale: la stanza viene concessa senza che il proprietario lo sappia.
  • Percentuale sugli incassi senza un registro delle prestazioni: il conto si fa a memoria e finisce in discussione.
  • Segreteria condivisa senza regole sui dati: chi risponde al telefono vede tutto di tutti.
  • Fasce orarie decise a voce e cambiate a voce: prima o poi due persone arrivano alla stessa stanza.

Domande frequenti

Quanto costa affittare uno studio medico a ore?

Le cifre variano molto con la città e con i servizi inclusi. Come ordine di grandezza, una stanza attrezzata in uno studio già avviato costa dai 10 ai 30 euro l'ora, oppure dai 150 ai 400 euro al mese per una fascia fissa di mezza giornata a settimana, spesso con segreteria, utenze e pulizie comprese. Nelle grandi città e con strumentazione dedicata si sale. Molti accordi tra colleghi usano invece una percentuale sugli incassi, di solito tra il 15 e il 25%.

Qual è la durata minima del contratto di locazione per uno studio professionale?

Se si stipula una locazione vera e propria a uso diverso dall'abitativo, la legge 392/1978 impone una durata minima di sei anni, rinnovabile per altri sei, con registrazione entro trenta giorni. Per una stanza usata alcune ore a settimana questa forma è sproporzionata: nella pratica si usa un contratto di concessione in uso, o di servizi, con durata libera, in genere dodici mesi rinnovabili, e preavviso di disdetta di uno o due mesi.

Posso subaffittare una stanza del mio studio a un collega?

Solo se il contratto di locazione che hai con il proprietario lo consente in modo espresso, oppure con il suo consenso scritto. Senza autorizzazione la sublocazione è vietata e può essere motivo di risoluzione del contratto. Se invece l'immobile è tuo, sei libero di concederlo in uso. In entrambi i casi conviene formalizzare l'accordo con il collega per iscritto, indicando orari, servizi inclusi e responsabilità.

Come si fattura la quota di affitto al collega che usa la stanza?

Il riaddebito della quota di canone al collega segue il trattamento della locazione ed è esente da IVA ai sensi dell'articolo 10, numero 8, del DPR 633/72, come ha chiarito anche una risposta pubblicata dal Sole 24 Ore e ripresa dall'Ordine dei Medici di Latina; lo stesso vale per i consumi riaddebitati come oneri accessori. Se invece l'accordo include servizi veri e propri, come la segreteria, l'operazione può assumere natura diversa e scontare l'IVA: il confine va valutato con il commercialista.

Serve un'autorizzazione sanitaria per lavorare in una stanza affittata a ore?

Dipende dalla regione e dal tipo di attività. Lo studio del singolo professionista, dove si svolgono prestazioni senza particolare complessità, in molte regioni non richiede l'autorizzazione prevista per gli ambulatori, ma resta soggetto ai requisiti igienico-strutturali e alle regole dell'Ordine. Se nella stessa sede operano più professionisti con organizzazione comune, in alcune regioni la struttura può essere qualificata come ambulatorio e richiedere l'autorizzazione. Prima di firmare, chiedi alla ASL e all'Ordine di competenza.

Studio medico condiviso ordinato con più professionisti che si alternano nelle stanze
Quando le regole sono scritte e l'agenda è unica, la condivisione diventa un vantaggio per tutti

Condividere uno studio è una delle scelte più sensate per chi inizia e per chi vuole coprire i costi di una sede, a patto di trattarla come un'organizzazione e non come un favore tra colleghi. Se vuoi vedere come si gestiscono stanze, fasce e prestazioni in un'unica agenda, scrivici dalla pagina contatti o su WhatsApp.

Simone Frosini, fondatore di Ambulatorio Facile

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Simone Frosini
Simone Frosini

Sviluppatore, si occupa ogni giorno del software e dell'assistenza di Ambulatorio Facile. Su questo blog scrive di gestione degli ambulatori partendo dai problemi reali di medici e segreterie.

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